Antonino Scopelliti - Il giudice Solo

Sentiamo spesso parlare di Falcone e Borsellino.

Ovviamente siamotutti orgogliosi e fieri delle loro storie, del loro impegno, del loro sacrificio. Forse, non tutti conoscono la storia del magistrato calabrese Antonino Scopelliti, non a caso passato alla cronaca come “il giudice solo”.

Antonino Scopelliti era un magistrato, nato a Campo Calabro (RC) il 20 gennaio 1935.

Il giudice Antonino Scopelliti Entrato in magistratura a soli 24 anni, ha svolto la carriera di magistrato requirente, iniziando come Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Roma, poi presso la Procura della Repubblica di Milano. Procuratore generale presso la corte d’Appello quindi, Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione. Seguì una eccezionale carriera, che lo portò ad essere il numero uno dei sostituti procuratori generali italiani presso la Corte di Cassazione. Si è occupato di vari maxi processi, di mafia, camorra, ‘ndrangheta e terrorismo.

E’ stato ucciso a 56 anni in un agguato il 9 agosto del 1991 in località Campo Piale a Campo Calabro, il paese a pochi chilometri da Villa San Giovanni (Reggio Calabria) del quale il magistrato era originario e dove tornava ogni anno per trascorrervi le vacanze estive.

Senza scorta, metodico nei suoi movimenti, Scopelliti viene intercettato dai suoi assassini mentre, a bordo della sua automobile, una Bmw, rientrava in paese dopo avere trascorso la giornata al mare. L’ agguato avviene all’ altezza di una curva, poco prima del rettilineo che immette nell’ abitato di Campo Calabro. Gli assassini, almeno due persone a bordo di una moto, appostati lungo la strada, sparano con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. La morte del magistrato, colpito alla testa ed al torace, istantanea. L’ automobile, priva di controllo, finisce in un terrapieno. In un primo tempo si pensò che Scopelliti fosse rimasto coinvolto in un incidente stradale. L’esame esterno del cadavere e la scoperta delle ferite da arma da fuoco fecero emergere la verità sulla morte del magistrato.

Secondo i pentiti della ‘ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca, sarebbe stata la cupola di Cosa Nostra siciliana a chiedere alla ‘ndrangheta di uccidere Scopelliti, che avrebbe rappresentato la pubblica accusa in Cassazione nel maxi processo a Cosa nostra. Cosa nostra, in cambio del ”favore” ricevuto, sarebbe intervenuta per fare cessare la ”guerra di mafia” che si protraeva a Reggio Calabria dall’ottobre 1995, quando fu assassinato il boss Paolo De Stefano. Nell’ abitazione del padre di Scopelliti, dove il magistrato soggiornava durante le vacanze, fu trovato il fascicolo del processo alla ”,” di Cosa nostra.

Dopo una serie di processi, con condanne ed assoluzioni, nel 2001, la Corte d’ Assise d’Appello di Reggio Calabria assolve Bernardo Provenzano, Giuseppe e Filippo Graviano, Raffaele Ganci, Giuseppe Farinella, Antonino Giuffre’ e Benenetto Santapaola dall’accusa di essere stati i mandanti.

L’omicidio Scopelliti rimane quindi impunito.

Ai funerali di Scopelliti, a Campo Calabro, arrivò un uomo baffuto dall’altra parte dello Stretto, un magistrato, si chiamava Giovanni Falcone. Furono emblematiche quelle parole sorde, cupe, nette, lapidarie. Quattro parole quattro pronunciate a fianco della bara del suo collega ed amico ucciso: “il prossimo sono io”. Profetico: il 23 maggio del ‘92, a Capaci, viene fatto saltare in aria assieme agli uomini della sua scorta. Sono trascorsi appena nove mesi dall’omicidio Scopelliti.
Per il “giudice solo” la Calabria fu protagonista di una settimana di lutti e strette di mano, poi il nulla. <<Avete avuto un grande esempio in questa terra - disse il Magistrato di Palermo Caponnetto – si chiamava Antonino Scopelliti. Conoscevo il suo impegno, la sua dedizione allo Stato. Eppure sembra che lo si voglia dimenticare, che lo si voglia rimuovere dalla coscienza. Non c’è una piazza o una via intitolate a Scopelliti, mentre sono migliaia le piazze intitolate a Borsellino e Falcone>>. Ed ancora: <<Era il magistrato più coraggioso, più invulnerabile. Era temuto per la sua intelligenza e per la sua onestà. E come si può dimenticare un sacrificio del genere?>>.

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«Il giudice è quindi solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso…»

ANTONINO SCOPELLITI

(fonte: Fondazione Antonino Scopelliti,
Movimento Ammazzateci tutti)

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